Una percezione che precede i dogmi
In questa pittura rupestre, di età preistorica, vediamo alcune donne all’ interno di un cerchio rosso che delimita la loro azione, probabilmente rituale.

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Il senso del divino è una componente universale dell’esperienza umana, non come istinto cieco, ma come un risultato dell’autocostruzione dell’identità e della coscienza individuale.
Questi processi sono previsti dall’ evoluzione naturale, e modulati attraverso lo sviluppo individuale e l’ esperienza nel mondo esterno (ad esempio, con gli apprendimenti).
In questa visione, il senso del divino trae origine dalle forme primarie della percezione (come il sogno e la coscienza del neonato) attraverso cui gli umani sperimentano la forza vitalistica della coscienza, della sensazione di essere-al-mondo quasi come se fossero posseduti da questa energia (senso di immanenza). E sperimentano anche meraviglia, fiducia, oltre ogni ragione, nella verità del sogno ma anche nella bontà del mondo che li accoglie, che è lì apposta per loro. Crescendo abbastanza presto i bambini capiranno (come tutti noi adulti) che facciamo parte di qualcosa più grande di noi (senso di trascendenza).
Le religioni istituzionali sono espressioni storiche, culturali e politiche, assai complesse; esse propongono sistemi di valori e riti in cui le persone e le comunità si riconoscono e possono così conservare e difendere la loro identità.
L’origine evoluzionistica del senso del divino è dunque qualcosa di diverso dalle religioni istituzionali, che tuttavia al senso del divino “innato” si rifanno e da questo nascono. E proprio per questo legame profondo con l’origine dell’esperienza cosciente, esse hanno precise responsabilità verso la felicità e la storia delle società umane.
