Scarica il testo esclusivo in formato PDF e approfondisci perchè la coscienza ci rende liberi e perché l’immaginazione del movimento è il frutto di un salto evolutivo spettacolare, all’origine della creazione della storia e della cultura

Il movimento rappresenta la prima forma di interazione/relazione con il mondo: prima del linguaggio e del pensiero simbolico, gli esseri viventi conoscono, esplorano e comunicano attraverso l’azione. La coscienza emerge da una base motoria inconscia fatta di impulsi, abitudini e schemi corporei, e la integra orientandola verso scopi, significati e alternative di scelta.
La libertà non è dunque un concetto metafisico, ma la capacità del soggetto di modulare l’impulso motorio in funzione di possibilità e valori personali. In questo senso, la coscienza non lavora da sola, non può far nascere l’azione dal nulla, ma piuttosto conferisce forma e direzione all’ azione.
L’esperimento di Libet, degli anni 80, spesso interpretato come una dimostrazione che le decisioni sono guidate dall’inconscio prima che la coscienza ne sia consapevole, non annulla il ruolo della coscienza: mostra che l’energia dell’azione nasce in modo inconscio, mentre la coscienza interviene per dirigere, rimodulare o eventualmente bloccare il movimento. Libertà significa integrare impulso e scelta, non eliminare il primo.
Un enorme progresso evolutivo è rappresentato dalla capacità di immaginare un movimento senza eseguirlo. L’immaginazione motoria — simulare internamente un gesto, prevederne le conseguenze e creare variazioni — condivide (ma solo in parte) le proprie reti neuronali con quelle che supportano il movimento reale. Essa, tuttavia, offre alla progettazione del movimento una ampia scelta di soluzioni significative e in questa maniera costituisce la base della libertà di scelta, dell’apprendimento e della creatività.
Il gesto creativo nasce quando impulso corporeo, forma e significato trovano integrazione nell’immaginazione: artisti, atleti, artigiani o musicisti “sentono” la nuova azione prima di realizzarla.
La fragilità nell’immaginazione motoria — ad esempio nelle aprassie — compromette non solo l’esecuzione di movimenti volontari, ma la capacità stessa di concepirli mentalmente, rivelando che l’azione cosciente inizia sempre nella simulazione immaginativa.
In conclusione, l’identità umana nasce dall’integrazione di corpo e coscienza. L’immaginazione affonda le sue radici nei processi inconsci del corpo, ma è anche una dimensione della nostra esperienza cosciente. L’inconscio fornisce energia e spinta al movimento, la coscienza ne orienta il significato e sceglie tra le alternative possibili, l’immaginazione genera nuovi scenari e forme di azione, gettando le basi della creatività e della cultura.
Comprendere la coscienza significa comprendere come questa si rapporta al movimento — e viceversa, cosa che cerchiamo di fare in questo testo.
Per uno sguardo più ampio sul rapporto tra corpo, coscienza, mondo si rimanda al volume Walter Borsini COSCIENZE Dall’evoluzione naturale alle società umane, (Amazon.it 2025)
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